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Liberalismo
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Il mwbqliberalismo (dal mwbglatino: mwbwliberalis, "proprio, degno di uomo libero")cite-ref-1[1] è un mwdapensiero filosofico e mwdqmorale emerso nel XVII secolo come risposta avversa al potere incontrastato dei mwdgmonarchi assoluti europei, ai quali era attribuito il mwdwdiritto divino di regnare in base alla teoria del mweapatriarcalismo, le cui origini si riteneva che risalissero al trono all'originario governo paterno di mweqAdamo.cite-ref-2[2]cite-ref-3[3]cite-ref-4[4]cite-ref-5[5]

Il liberalismo divenne un movimento distinto e significativo nel periodo dell'mwlqIlluminismo, guadagnando popolarità tra i filosofi e gli economisti occidentali, impegnato a soppiantare le norme del privilegio ereditario, della religione di Stato, della monarchia assoluta, del diritto divino dei re e del mwlgconservatorismo tradizionalista con la mwlwdemocrazia rappresentativa, lo Stato di diritto e l'uguaglianza sotto la legge.

I liberali posero fine anche alle politiche mercantiliste, ai monopoli reali e ad altre barriere commerciali, promuovendo invece il libero scambio e la commercializzazione.cite-ref-6[6]

Al filosofo mwngJohn Locke viene sovente attribuito il merito di aver fondato il liberalismo quale tradizione distinta basata sul mwnwcontratto sociale, sostenendo che ogni uomo ha il diritto naturale alla vita, alla libertà e alla proprietà e che i governi non devono violare questi diritti.cite-ref-7[7] Mentre la tradizione liberale britannica ha enfatizzato l'espansione della democrazia, il mwpaliberalismo francese ha enfatizzato il rifiuto dell'autoritarismo ed è legato alla costruzione della nazione.cite-ref-8[8]

I leader della "mwqgGloriosa Rivoluzione" britannica del 1688, della mwqwRivoluzione americana del 1776 e della mwraRivoluzione francese del 1789 utilizzarono la filosofia liberale per giustificare il rovesciamento armato della sovranità reale. Il XIX secolo vide l'instaurarsi di governi liberali in Europa e in Sudamerica, e si affermò insieme al repubblicanesimo negli Stati Uniti. Nella mwrqGran Bretagna vittoriana, fu usato per criticare l'establishment politico, facendo appello alla scienza e alla ragione per conto del popolo.

Durante il XIX e l'inizio del XX secolo, il liberalismo nell'mwrwImpero ottomano e in mwsaMedio Oriente influenzò i periodi di riforma, come il mwsqTanzimat e mwsgAl-Nahda, e l'ascesa del costituzionalismo, del nazionalismo e del secolarismo. Questi cambiamenti, insieme ad altri fattori, hanno contribuito a creare un senso di crisi all'interno dell'Islam, che continua ancora oggi, portando al revivalismo islamico. Prima del 1920, i principali avversari ideologici del liberalismo erano il mwswcomunismo, il mwtaconservatorismo e il mwtqsocialismo; il liberalismo ha anche dovuto affrontare le sfide ideologiche del mwtgfascismo e del mwtwmarxismo-leninismo come nuovi avversari. Nel corso del XX secolo, le idee liberali si sono diffuse ulteriormente, soprattutto in Europa occidentale, quando le democrazie liberali sono risultate vincitrici di entrambe le mwuaguerre mondiali e della mwuqguerra fredda.

La dottrina politica liberale in genere sostiene una concezione dello Stato incentrata sull'idea di un mwuwgoverno limitato nel potere, in inequivocabile contrapposizione all'mwvaassolutismo, e pone un forte accento sull'autonomia individuale e sulla libertà quali valori imprescindibili. Il liberalismo si distingue per la sua natura non monolitica e la sua continua evoluzione, influenzata dall'idea della costante, necessaria, lotta per la libertà. Originariamente focalizzato principalmente sui diritti politici, col tempo il liberalismo si è prodigato anche nella tutela dei diritti civili e sociali.cite-ref-7-9-0[9]cite-ref-6-10-0[10] Queste evoluzioni hanno avuto un impatto significativo sullo sviluppo delle mwxqdemocrazie liberali contemporanee, mostrando come il liberalismo si sia adattato alle mutevoli esigenze e valori della società.cite-ref-11[11]cite-ref-12[12]

Il liberalismo contemporaneo comprende varie e talvolta contraddittorie correnti di pensiero legate da un'ascendenza comune.cite-ref-13[13] In linea di massima, nel corso della storia, gli elementi comuni sposati dalla maggior parte dei pensatori liberali includono: le mwawlibertà civili, i mwbadiritti inalienabili individuali, lo mwbqStato di diritto (comprendente la mwbgseparazione dei poteri e il rispetto delle norme giuridiche che regolano inevitabilmente i rapporti tra i cittadini e lo Stato), la mwbwseparazione tra Stato e Chiesa (ossia lo mwcaStato secolare), l'mwcquguaglianza di fronte alla legge, il mwcgpacifismo, il mwcwcosmopolitismo, ritenuto imprescindibile per la civile convivenza fra le nazioni, il suffragio universale, il consenso del governato, il mwdadiritto di proprietà e un'efficiente mwdqeconomia di mercato che contempli il taglio delle mwdgtasse, della mwdwspesa pubblica improduttiva, la mwealibera concorrenza, nonché l'alleggerimento del mweqwelfare.cite-ref-treccani-it-14-0[14]cite-ref-15[15] In alcuni Stati europei e in mwggNord America, l'affermazione prepotente del mwgwliberalismo sociale è diventata, al contrario, una componente fondamentale per l'espansione dello mwhaStato sociale.

Contents

Storia
Note
Libri

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Etimologia e definizione

Il significato della definizione mwjgliberale risale al latino mwjwmwkaliber, che significa "libero". Uno dei primi esempi documentati dell'utilizzo della parola mwkqliberale si verifica nel 1375, quando fu usata per descrivere le arti liberali nel contesto di un'educazione desiderabile per un uomo nato libero. La prima connessione della parola con l'educazione classica lasciò presto il posto a una proliferazione di diverse denotazioni e connotazioni. mwkgLiberale poteva riferirsi a "libero nel dare" già nel 1387, "fatto liberalmente" nel 1433, "liberamente permesso" nel 1530 e "libero da restrizioni" – spesso come osservazione peggiorativa – nel XVI e XVII secolo. Nell'mwkwInghilterra del XVI secolo, il liberale poteva avere caratteristiche positive o negative nel riferirsi alla generosità o all'indiscrezione di qualcuno. In mwlamwlqMolto rumore per nulla, mwlgWilliam Shakespeare scrisse di "un villano liberale" che "ha dovuto confessare i suoi vili incontri".cite-ref-23-16-0[16]

mwnaJohn Locke nel 1689 utilizzerà il termine mwnqliberale nei mwngmwnwDue trattati sul governo, sebbene non in riferimento a una filosofia politica definita (ovvero, il liberalismo).cite-ref-17[17]cite-ref-18[18] Nasce così il paradosso che eminenti intellettuali come Locke, mwqaMontesquieu e mwqqKant, vissuti nel XVII e XVIII secolo e osannati come i capostipiti del liberalismo moderno, non conoscevano questa particolare connotazione del termine. Di conseguenza, non si sarebbero identificati come liberali.cite-ref-0-19-0[19]

Con l'ascesa dell'mwrwIlluminismo, il termine mwsaliberale acquisì sfumature decisamente positive, come "libero da pregiudizi ristretti" nel 1781 e "libero dall'intolleranza" nel 1823.cite-ref-23-16-1[16]

Nel 1790 mwtgGeorge Washington utilizzò i termini mwtwliberale e mwualiberalità per indicare l'eguale protezione del governo civile verso tutti i membri valorosi della società:cite-ref-20[20]

«Man mano che l'umanità diventerà più liberale, sarà più incline a permettere che tutti coloro che si comportano come membri degni della comunità abbiano uguale diritto alla protezione del governo civile. Spero di vedere l'America tra le nazioni più importanti in esempi di giustizia e liberalità.»

(George Washington, The Providence Gazette and Country Journal, "Letter to the Roman Catholics in America", ca. March 15, 1790, New York.)

Nel 1815 il primo uso della parola "liberalismo" apparve in inglese. In mwwqSpagna nacque nel 1813 il mwwgPartito Liberal, il primo gruppo a usare l'etichetta liberale in un contesto politico. Combatterono per decenni per l'attuazione della Costituzione del 1812, in particolare per il riconoscimento del parlamento, sciolto invece dal re Ferdinando VII nel 1814. Dal 1820 al 1823, durante il mwwwTrienio Liberal, il re mwxaFerdinando VII fu costretto a giurare di sostenere la Costituzione.cite-ref-21[21]

Tuttavia l'accezione ideologica nell'Ottocento aveva significati limitati e talvolta contrastanti. Tra gli esempi, il mwygSyllabus di mwywPio IX del 1864, in cui il termine mwzaliberalismo è limitato a indicare gli ideali di libertà di culto e di separazione tra potere spirituale e secolare.cite-ref-22[22]

«L'aggettivo 'liberale' entra nel linguaggio politico solo con le

Cortes di Cadice

del 1812, per connotare il partito liberal, che difendeva le libertà pubbliche contro il partito servil; esso fu poi ripreso da

Madame de Staël

e da

Sismondi

per indicare un nuovo orientamento etico-politico. Di qui il paradosso che alcuni di quelli che noi consideriamo fra i maggiori pensatori liberali (

Locke

,

Montesquieu

,

Kant

) non hanno mai usato né il sostantivo ('liberalismo') né l'aggettivo ('liberale') nell'accezione in cui noi li usiamo oggi»

(Giuseppe Bedeschi, «Liberalismo» su Enciclopedia delle scienze sociali, Treccani)

Altro importante esempio, nonché opposto, è il suo utilizzo sporadico nella mw0wStoria della libertà di mw1aLord Acton per indicare genericamente le posizioni in favore della libertà individuale (in particolare richiamando le sacre scritture e gli autori cattolici mw1qTommaso d'Aquino, mw1gMarsilio da Padova e mw1wUgo Grozio), in cui però si precisa che sia mw2aJohn Locke che la mw2qdottrina Whig ne furono cattivi interpreti, in quanto troppo legati al concetto di mw2wproprietà privata.cite-ref-23[23] Entro la metà del XIX secolo, mw4aliberale diventa un termine politicizzato per partiti e movimenti in tutto il mondo.cite-ref-24[24]

Secondo mw5gCorrado Ocone, i primi veri esempi di utilizzo del termine secondo il significato contemporaneo risalgono ai primi del Novecento. In particolare, Corrado evidenzia gli usi riconducibili al sociologo mw5wLeonard Trelawny Hobhousecite-ref-4-25-0[25] nella pubblicazione nel 1911 de mw7aIl liberalismo e da mw7qGuido de Ruggiero in mw7gStoria del liberalismo europeo del 1925.cite-ref-4-25-1[25]

Il metodo di dividere il liberalismo varia a seconda della regione; negli Stati Uniti è diffusa la divisione in: "mw9aclassico", "mw9qmoderno" e "mw9gneoclassico".cite-ref-britannica-com-26-0[26]cite-ref-27[27]cite-ref-28[N 1]

L'ascesa del nuovo liberalismo britannico (mwaqqnew liberalism) è stata determinante per la crescita della mwaqusicurezza sociale nei mwaqypaesi anglosassoni come il mwaqcRegno Unito e gli mwaqgStati Uniti.cite-ref-29[28]cite-ref-30[29] In particolare, in mwareNord America, il termine liberalismo indica spesso il mwariliberalismo sociale (mwarmmodern liberalism) e la sua associazione con il mwarqNew Deal è particolarmente pronunciata negli Stati Uniticite-ref-britannica-com-26-1[26]cite-ref-31[30]. Al contrario, in mwar0Europa e in mwar4Sud America, il termine "liberalismo" può riferirsi sia al liberalismo sociale di mwar8centro-sinistra che al mwasaliberalismo conservatore di mwasecentro-destra.

Negli Stati Uniti e in mwasmCanada, invece, i liberali conservatori sono semplicemente riconosciuti come mwasqconservatives, ossia "conservatori".cite-ref-32[31]cite-ref-33[32]cite-ref-34[33]cite-ref-35[34]cite-ref-36[35]

Caratteristiche

Forme di liberalismo

Il termine mwauiliberal - in senso politico - si affermò anticipatamente nel mwaumRegno Unito con l'avvento del mwauqLiberal Party, nato dalla fusione tra i mwauuwhigs e i mwaucradicalscite-ref-20-37-0[36]; in conseguenza di ciò, è stato adottato il termine mwau0old whig o mwau4liberalismo classico per differenziare la dottrina di mwau8John Locke e mwavaAdam Smith dagli orientamenti meno ortodossi del nuovo partitocite-ref-20-37-1[36], quali quelli degli mwavuutilitaristi e dei mwavyradicali come mwavcJohn Stuart Millcite-ref-38[37].

L'impostazione del mwav0liberalismo classico si è quindi evoluta e trasformata nel tempo, nei diversi contesti storici e nazionali in cui si è successivamente sviluppata, senza mai però abbandonare l'originale ispirazione mwav4anti-autoritariacite-ref-6-10-1[10]. Le trasformazioni teoriche favorite dall'evoluzione della mwawmfilosofia moderna hanno portato a superare - in taluni casi - la pura concezione mwawqgiusnaturalisticacite-ref-39[38] e ad affiancare alla difesa dei mwawkdiritti politici anche quella dei mwawodiritti civili e dei mwawsdiritti socialicite-ref-7-9-1[9], dando vita a nuove forme di liberalismo, con approcci diversi ai temi della mwaxademocrazia, dell'mwaxeegualitarismo, dello mwaxistato sociale e dell'intervento dello stato nell'economiacite-ref-40[39].

Liberalismo classico

Il mwaxoliberalismo classico - figlio diretto del pensiero di pensatori illuministi quali mwaxsLocke, mwaxwMontesquieu e mwax0Kantcite-ref-0-19-1[19] - è una mwayidottrina politica improntata sulla difesa dei mwaymdiritti e delle mwayqlibertà individuali, individuati come mwayunaturali e indicati come unica giustificazione dell'esistenza di un'mwayyautorità pubblica. La base ideologica, impostata con rigore logico dal filosofo mwayccontrattualista e mwayggiusnaturalista mwaykJohn Locke (in particolare, nel suo mwayoIl secondo trattato sul governo), propone una struttura istituzionale caratterizzata da due aspetti fondamentalicite-ref-1-41-0[40]:

• modellazione di tutto il sistema politico e giuridico esclusivamente sulla difesa dei mwazidiritti individuali (descritti in elenchi detti mwazmCarta dei diritti o mwazqBill of rights), e di quelli da essi derivati in modalità deduttiva;
• scetticismo nei confronti del potere politico, da cui consegue la necessità di opporre all'arbitrio politico (la violazione dei diritti individuali da parte dell'autorità pubblica) mediante strumenti istituzionali, quali un elenco scritto dei diritti inalienabili (mwazyBill of rights) e la mwazcseparazione dei poteri (ai fini di sorveglianza reciproca, non di autonomo arbitrio, come sovente equivocato), nonché la severa responsabilità diretta del funzionario pubblicocite-ref-42[41].

Radicalismo e liberalismo sociale

Il termine mwaz8radicalismo nacque in Inghilterra alla fine del XVIII secolo per indicare i sostenitori della riforma parlamentarecite-ref-21-43-0[42], e ha rappresentato l'evoluzione in mwaaqsenso democratico del liberalismo classico, costituendo l'ala sinistra dei partiti liberalicite-ref-22-44-0[43]. In particolare, il mwaakradicalismo filosofico divenne la concezione dominante nel contesto della battaglia per il mwaaoReform bill, che affrontava l'insieme di problemi politici ed economici del Regno Unito, piuttosto che essere una semplice modifica del funzionamento delle Camerecite-ref-22-44-1[43].

La sua affermazione avvenne tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo, in particolare grazie all'opera di mwabeJeremy Bentham e mwabiJohn Stuart Mill; quest'ultimo, applicando i principi dell'mwabmutilitarismo (come del resto fu mwabqDavid Hume) propose un programma di riforme, con l'obiettivo di accrescere la mwabupartecipazione popolare alla vita politica, la mwabydistribuzione della ricchezza, e la mwabclibertà d'impresa e di scambiocite-ref-22-44-2[43]. Il carattere democratico del radicalismo non ha tuttavia mai rinnegato la sua origine nel liberalismo, mantenendo fede alla sua ispirazione mwabwindividualista, e opponendosi tanto al mwab0conservatorismo quanto al mwab4socialismocite-ref-22-44-3[43].

Nel secondo dopoguerra, questa forma di liberalismo in senso mwacqsociale raggiunse il suo apice con il piano del deputato mwaculiberale mwacyWilliam Beveridge, un progetto - entrato in vigore nel 1948 - di mwaccassistenza sanitaria universale e di mwacgprevidenza sociale (per i casi di disoccupazione, vedovanza, vecchiaia e morte), definito con l'esplicito termine «mwackdalla culla alla tomba»cite-ref-45[44]. Nel 1988, il mwac4Partito Liberale britannico si fuse con il mwac8Partito Social Democratico, dando vita ai mwadaLiberal Democratici, che raccolgono questa eredità politicacite-ref-46[45].

Questa corrente del liberalismo è stata anche definita mwadycontinentale, essendo divenuta prevalente negli altri paesi europeicite-ref-20-37-2[36]. I partiti che rappresentano questa tradizione politica sono oggi identificati con il termine mwadsliberalismo sociale (detto anche mwadwnew liberalism), i quali - pur non rinnegando i benefici del mwad0sistema di mercato - ammettono un certo grado di intervento dello stato per garantire prestazioni sociali di base e nella regolazione dei cicli economici (sotto l'influsso del mwad4pensiero keynesiano)cite-ref-47[46].

Il mwaeqliberalismo sociale è la principale corrente del mwaeuPartito Democratico americano e del mwaeyPartito Liberale del Canada; in mwaecEuropa, sono identificati con esso diversi partiti nazionali (tra i più noti: mwaegLiberal Democrats britannici, mwaekDemocraten 66 olandesi, mwaeoRadikale Venstre danese, mwaesVenstre norvegese, mwaewMouvement radical francese, mwae0Più Europa/mwae4Radicali Italiani), in gran parte affiliati al mwae8partito europeo centrista dell'mwafaAlleanza di Liberali e dei Democratici per l'Europacite-ref-48[47].

È utile rimarcare l'enorme differenza di impostazione tra liberalismo classico (giusnaturalista) ed il radicalismo (utilitarista): il primo è una filosofia giuridica (giusnaturalismo) le cui conseguenze socioeconomiche, evidenziati dall'inventore dell'economia politica (Della ragione della ricchezza delle nazioni) Adam Smith, sono secondarie e fortuite, non necessarie ai fondamenti morali della filosofia; il secondo è principalmente un insieme di teorie economiche (utilitarismo), sostenute da economisti, con considerazioni principalmente economiche, da cui discenderebbero certe deduzioni anche di tipo giuridico.

Liberalismo economico (liberismo)

Il termine mwafsliberismo, esistente solo in lingua italiana, fu coniato da mwafwBenedetto Croce (nel 1930), il quale attribuiva a questa parola l'interpretazione economica del liberalismo classico e di cui teorizzava la separabilità dalla dottrina istituzionale e giuridicacite-ref-2-49-0[48]. Croce sostiene che «mwageL'idea liberale può avere un legame contingente e transitorio, ma non ha nessun legame necessario e perpetuo con la proprietà privata della terra e delle industrie»cite-ref-8-50-0[49].

I maggiori rappresentanti del liberalismo del XX secolo hanno criticato la definizione crociana di mwagcliberismo (sia come teoria economica associabile al liberalismo politico, sia come possibilità di separare in questo la teoria politica dalle sue conseguenze economiche); tra questi, l'economista e filosofo mwaggLuigi Einaudicite-ref-9-51-0[50] e i mwag0premi Nobel per l'economia mwag4Milton Friedman (1976)cite-ref-10-52-0[51] e mwahmFriedrich von Hayek (1974)cite-ref-11-53-0[52]. Le differenze tra il concetto economico di liberismocite-ref-12-54-0[53] e le conseguenze economiche del liberalismo classicocite-ref-13-55-0[54]cite-ref-14-56-0[55] sono evidenziate nella definizione di mercato espresso nell'Ottocento dall'economista liberale austriaco mwaiqEugen von Böhm-Bawerk: «mwaiuUn mercato è un sistema giuridico. In assenza del quale, l'unica economia possibile è la rapina di strada»cite-ref-15-57-0[56].

Il concetto di mwaisliberalismo è per certi versi conforme al mwaiwlibertarismo, nonostante le connotazioni dispregiative dell'aggettivo mwai0liberista. Essa era precedentemente stata attribuita al termine dal suo creatore Benedetto Croce, il quale intendeva separare le basi filosofiche del liberalismo, da lui condivise, da quelli che riteneva fossero suoi indipendenti corollari economici, che al contrario non condividevacite-ref-2-49-1[48].

Il termine neoliberista nasce invece in Italia per indicare la politica sostenuta da Margaret Thatcher e Ronald Reagan (in quanto premier favorevoli a una politica di deregulation, nel senso di rimozione di freni statali alla libera impresa, affidandosi alle capacità di equilibrio interne al mercato) negli ultimi due decenni del Novecento. All'inizio del XXI secolo diventa un termine dispregiativo utilizzato in luogo del semplice liberista.

Liberalismo moderno negli Stati Uniti

Il termine mwajgliberal è entrato nell'uso comune negli mwajkStati Uniti d'America a partire dagli anni trenta per indicare una politica di espansione delle garanzie dell'assistenza sociale e della redistribuzione dei redditicite-ref-16-58-0[57]cite-ref-17-59-0[58], e sta oggi a indicare posizioni politiche di stampo mwakiprogressista e mwakmsocialdemocraticocite-ref-3-60-0[59]cite-ref-3-60-1[59] sotto il profilo dei mwakwdiritti civili (in estremi termini, a parere di mwak0Friedrich von Hayek, ciò che si intende attualmente in Europa per mwak4mwak8socialistacite-ref-5-61-0[60]).

La negatività associata al termine mwalumwalysocialista negli USA ha probabilmente indotto alla ricerca di un eufemismo, ovvero di un termine alternativo per lo stesso significato. Il commento dell'economista austriaco mwalcJoseph Schumpeter fu che «mwalgcome supremo, anche se non intenzionale, complimento, i nemici della libera impresa si sono appropriati dell'etichetta»cite-ref-18-62-0[61].

Ciononostante, nel mondo britannico il termine mwal4liberal continua invece a essere sinonimo dell'italiano mwal8liberalecite-ref-3-60-2[59], mantenendo il significato storico ed europeo del termine, e differenziandosi dall'analogo termine nordamericano.

Libertarianismo, anarco-capitalismo, miniarchismo

Queste dottrine si distinguono da altre forme di liberalismo per non riconoscere la necessità di un'autorità pubblica (nel caso dell'mwamcanarco-capitalismo) o riconoscerne mwamguna ma ridotta al minimo indispensabile (nel caso del mwamklibertarianismo e del mwamominarchismo) per la difesa dei diritti individuali. In comune con il liberalismo classico hanno però l'individuabilità di un'etica naturale universale, ovvero l'esistenza di diritti moralmente riconosciuti e condivisi da ogni comunità (mwamsgiusnaturalismo)cite-ref-wiki-mises-org-63-0[62]cite-ref-19-64-0[63].

Teorie antitetiche

Dal punto di vista delle mwanymwancteorie politiche, in contrasto al liberalismo e ai suoi due principi fondamentali si evidenziano:

• quelle che sostengono l'alienabilità dei diritti individuali al vantaggio della collettività (mwanocollettivismo) o della nazione (mwansnazionalismo);
• quelle che prescindono dalla necessità di sorvegliare e arginare il potere politico (teorie mwan0totalitariste).

Dal punto di vista della mwan8mwaoafilosofia del diritto, il liberalismo giuridico è esattamente contrapposto al mwaoepositivismo e al mwaoinormativismo.

Dal punto di vista delle teorie di mwaoqmwaoupolitica economica, il liberalismo si contrappone:

• alle teorie che pretendono un maggior ruolo dell'mwaogautorità pubblica come operatore attivo del mercato, pregiudicando la mwaokconcorrenza e perciò la libera iniziativa, e come antemurale dei "valori tradizionali" contro il mwaoomulticulturalismo;
• a quelle che auspicano ostacoli fiscali agli scambi, come dazi o imposte su acquisti, sul valore aggiunto o sulla proprietà, e altri ostacoli quali certe norme su mwaowcopyright e mwao0brevetti;
• alle teorie come l'mwao8anarco-capitalismo che, al contrario, ritengono inutile la difesa, da parte del diritto e dell'autorità pubblica, della concorrenza, dell'accesso al mercato, della libertà degli operatori, della libertà di scelta dei consumatori e della loro corretta informazionecite-ref-wiki-mises-org-63-1[62].

Storia

Età moderna

Le fondamenta del liberalismo moderno furono sistematicamente delineate per la prima volta dal filosofo inglese mwapcJohn Locke, ampiamente riconosciuto come il padre del liberalismo della mwapgstoria moderna. Le radici di questa filosofia politica affondano nel contesto turbolento della guerra civile inglese, durante la quale emersero le primissime manifestazioni di una politica liberale. Già in quel periodo, molte delle proposizioni liberali di Locke trovavano precedenti nelle idee radicali che circolavano liberamente.

I mwapoLivellatori, un movimento politico marginale composto principalmente da Puritani, Presbiteriani e Quaccheri, militavano per la libertà di culto, convocazioni regolari del Parlamento e l'uguaglianza legale. La Gloriosa Rivoluzione del 1688 consolidò la sovranità parlamentare e il principio del diritto di rivolta in Gran Bretagna, evento che Steven Pincus ha descritto come "la prima rivoluzione liberale moderna".

Il XVIII secolo vide il fiorire degli ideali dell'Illuminismo, un'era di eccezionale vivacità intellettuale che mise in discussione le tradizioni consolidate e influenzò diverse monarchie europee. La tensione politica tra l'Inghilterra e le sue colonie americane si intensificò dopo il 1765 e la mwapwGuerra dei Sette Anni, a causa della questione della tassazione senza rappresentanza, culminando nella Guerra d'indipendenza americana e nella successiva mwap0Dichiarazione di indipendenza.

Dopo il conflitto, emergendo le carenze degli mwap8Articoli della Confederazione redatti nel 1776, il Congresso della Confederazione convocò una mwaqaConvenzione Costituzionale nel 1787, che portò alla creazione di una nuova mwaqeCostituzione degli Stati Uniti. Questo documento, radicato nei principi repubblicani e liberali, stabiliva un governo federale e rimane il più antico testo costituzionale liberale ancora in vigore a livello mondiale.

Nonostante l'origine novecentesca del termine, le radici del liberalismo sono molto più antiche. Se la filosofia unitaria può ricondursi alle dottrine mwaqmgiusnaturalistiche di mwaqqJohn Locke, alle teorie dei mwaqufilosofi mwaqyscozzesi mwaqcDavid Hume e mwaqgAdam Smith e nell'mwaqkilluminismo europeo (mwaqoMontesquieu, mwaqsVoltaire, mwaqwKant, mwaq0Verri, mwaq4Beccaria) e statunitense (mwaq8Thomas Jefferson, mwaraGeorge Mason), le sue radici giusnaturaliste risalgono tradizionalmente all'Antigone di Sofoclecite-ref-65[64] (400 a.C.) e all'opera dei filosofi grecicite-ref-66[65], mentre quelle contrattualiste al Critone di Platone (IV secolo a.C.). Tra gli ispiratori della necessità di separare i poteri uno dei più noti antesignani fu mwarkMarsilio da Padovacite-ref-67[66].

Ma sin dalle originicite-ref-68[67], il liberalismo è oggetto di elaborazioni e approfondimenti sia in senso epistemologico (il dibattito sull'oggettività/arbitrarietà del diritto naturale sembra privo di soluzione di continuità) che applicativo (deduzioni giuridiche ed economiche) che teorico (la scoperta di nuovi diritti non avrebbe fine, secondo F. Von Hayekcite-ref-1-41-1[40], che definisce il liberalismo una teoria mwascevoluzionista, sulle orme di David Hume).

John Locke e la Gloriosa Rivoluzione inglese

Il filosofo inglese mwateJohn Locke può essere considerato a tutti gli effetti il precursore del liberalismo, così come la Seconda Rivoluzione inglese (mwatiGloriosa Rivoluzione inglese) può essere vista come l'antecedente delle rivoluzioni Liberali dell'inizio del XIX secolo. In mwatmInghilterra l'imposizione di limiti al potere del sovrano avviene, a differenza che negli altri paesi europei, attraverso un processo storico graduale che viene fatto iniziare addirittura nel mwatqMedioevo con la concessione della mwatumwatyMagna Charta. Il passaggio dal mwatcfeudalesimo allo Stato liberale avviene senza la mediazione dell'mwatgassolutismo monarchico, se si esclude il periodo di regno dei mwatkTudor, caratterizzato da un notevole accentramento dei poteri nelle mani dei sovrani.

Il tentativo della successiva dinastia degli mwatsStuart di prolungare il sistema assolutistico con minore abilità portò allo scoppio della mwatwprima rivoluzione inglese, guidata dal leader mwat0anti-monarchico, ma non liberale, mwat4Oliver Cromwell. Dopo numerosi sconvolgimenti politici nel 1689 il mwat8Parlamento inglese riuscì a portare sul trono mwauaGuglielmo III d'Orange, che si impegnava a garantire al Parlamento stesso e ai cittadini inglesi una serie di diritti e libertà solennemente proclamati nel mwauemwauiBill of Rights. L'Inghilterra fu così il primo Stato al mondo a essere governato da una mwaummonarchia costituzionale, la tipica mwauqforma di governo a cui si riferivano i primi filosofi del liberalismo classico.

Nel 1690 Locke, che apparteneva al Partito mwauyWhig (più tardi chiamato Partito Liberale), pubblicò anonimo mwaucmwaugDue Trattati sul Governo, che contenevano i principi fondamentali del liberalismo classico. Il filosofo britannico sviluppa il proprio pensiero partendo dalla teoria del mwaukcontrattualismo (già avanzata da mwauoThomas Hobbes e ripresa poi, con esiti opposti da quelli del filosofo inglese, da mwausJean-Jacques Rousseau nel mwauwmwau0Contratto sociale). Secondo Locke, nello mwau4stato di natura tutti gli uomini di una certa comunità percepiscono allo stesso modo i propri mwau8diritti di natura (vita, libertà, proprietà e salute); diversamente da Hobbes egli ritiene che lo Stato di natura non sia una condizione di continua belligeranza ma di convivenza pacifica, in cui la difesa dei diritti naturali è affidata al diritto punitivo esercitato discrezionalmente da ogni individuo. Perciò, nell'atto dell'istituire lo mwavaStato civile, gli uomini non cedono al corpo politico alcun diritto, ma lo rendono tutore dei diritti di natura, delegando al Parlamento il potere di emanare leggi positive che regolino l'esercizio della forza a difesa d'ognuno. Le funzioni fondamentali dello Stato liberale divengono quindi quelle di tutelare in modo eguale in tutti i cittadini la loro vita, libertà individuale e proprietà privatacite-ref-69[68].

Inoltre, il pensiero liberale di Locke definisce una giustificazione etica della rivoluzione, il mwavydiritto di resistenza che ciascun individuo può e deve esercitare quando lo Stato agisce in contrasto con la volontà popolare in contraddizione con i principi costituzionali.cite-ref-70[69]

Liberalismo e illuminismo

Il liberalismo è di solito considerato, insieme alla mwawmdemocrazia moderna, una filiazione dell'mwawqIlluminismo. Infatti esso si ispira agli ideali di tolleranza, libertà ed eguaglianza propri del movimento illuminista, contesta i privilegi dell'mwawuaristocrazia e del mwawyclero e l'origine divina del potere del sovrano.

Durante il "secolo dei lumi", il dibattito filosofico politico resta coerente con i principi di fondo della proposta lockiana, articolandosi però in modo diverso su tre aspetti: l'approccio epistemologico, la definizione di "eguale libertà" e la definizione dei poteri.

L'approccio epistemologico della tradizione mwawkmoralista scozzese (lmwawo'mwawsevoluzionista mwawwMandeville e l'utilitaristamwaw0 mwaw4Ferguson) viene riassunta in senso mwaw8empirista dal connazionale mwaxaDavid Hume, che sostenne la deducibilità dei diritti individuali e dell'unilateralità dei rapporti politici attraverso una mwaxelogica utilitaristico-evoluzionista, anziché mwaxmgiusnaturalista e contrattualista.

Successivamente, il tedesco mwaxuImmanuel Kant espresse il suo credo liberale parlando di "libertà, uguaglianza e indipendenza" come dei principi che devono reggere uno Stato civile, e approfondisce nelle sue rinomate "critiche"cite-ref-71[70] l'aspetto epistemologico del pensiero illuminista in senso mwaxocriticista.

Anche la definizione di mwaxwuguale libertà degli individui è oggetto di successive rivisitazioni, da Lockecite-ref-72[71] a Kantcite-ref-73[72], per confluire nel secolo successivo in quella di Spencercite-ref-74[73].

Infine, è rimarchevole il contributo di mwayoMontesquieu (1689-1755), che nella sua opera mwaysLo Spirito delle Leggi riprende il secondo punto fondamentale della dottrina Lockiana, ovvero la mwaywseparazione dei poteri, ma inglobando il potere "mway0federativo"cite-ref-75[74] di Locke nell'mwaziesecutivo, e separando da quest'ultimo il mwazmpotere giudiziario. La garanzia contro l'arbitrio del potere statale stava nella sorveglianza reciproca operata dai tre poteri, efficace solo se separati.

Bisogna osservare comunque come l'illuminismo francese si distinguesse alquanto da quello inglese e statunitense. mwazuVoltaire per esempio, pur avendo contribuito allo sviluppo filosofico e politico della quota giusnaturalista del liberalismo, non è interessato alla questione della rappresentanza politica e della divisione dei poteri: per lui l'ideale resta quello di un mwazydispotismo illuminato retto da un re-filosofo saggio e tollerante.

mwazgJean-Jacques Rousseau, da parte sua, teorizza una specie di dispotismo della mwazkdemocrazia diretta. La sua concezione della mwazovolontà generale alla quale i cittadini devono sottomettersi non sembra prevedere la tutela delle minoranze. Non a caso, molti considerano Rousseau estraneo a qualunque tradizione del pensiero illuministacite-ref-76[75] classificandolo come autore preromantico.

Diritti civili, Stato di diritto e costituzionalismo

John Locke coniò, come abbiamo visto, l'espressione che riassume la concezione liberale classica (giusnaturalista) dei diritti individuali: "vita, libertà personale, proprietà privata, salute". Da tali diritti ne discenderebbero deduttivamente una quantità non finita. Tra questi, quelli che oggi vengono chiamati mwa0cdiritti civili: la mwa0glibertà di parola, mwa0kdi religione, l'mwa0ohabeas corpus, il diritto a un equo processo e a non subire punizioni crudeli o degradanti. La libertà di un individuo incontra un limite nella libertà di un altro individuo ma non può essere ristretta in nome di valori mwa0smorali o mwa0wreligiosi in ciò che riguarda la sfera privata dell'individuo. A questi diritti si aggiungono le garanzie a tutela della mwa00proprietà privata, riassunte nel detto inglese mwa04mwa08no taxation without representation (solo le mwa1aassemblee legislative hanno il diritto di tassare i sudditi).

Un altro punto irrinunciabile del liberalismo è infatti lo mwa1iStato di diritto: la mwa1mlegge emanata dalle assemblee legislative è l'unica deputata a stabilire i limiti della libertà individuale. Per mwa1qJohn Locke, mwa1uDavid Hume, mwa1yAdam Smith e mwa1cImmanuel Kant le caratteristiche che le leggi dovevano avere per potere essere rispettose della libertà erano:

• l'essere norme generali applicabili a tutti (isonomiche), in un numero indefinito di circostanze future;
• l'essere norme atte a circoscrivere la sfera protetta dell'azione individuale, assumendo con ciò il carattere di divieti piuttosto che di prescrizioni;
• l'essere norme inseparabili dall'istituto della proprietà individuale.

Si sviluppa la consuetudine di fissare in un documento solenne questi diritti, sull'esempio del mwa10Bill of Rights inglese: le Carte dei diritti dei nuovi Stati americani indipendenti e i primi emendamenti alla mwa14Costituzione degli Stati Uniti d'America sono gli antenati degli elenchi di diritti previsti dalle mwa18Costituzioni ottocentesche e da quelle attuali.

Rivoluzioni liberali

Fatta salva l'applicabilità dell'aggettivo "liberale" al liberalismo (discussa negli approfondimenti), la mwa2krivoluzione francese del 1789 e la maggioranza delle rivoluzioni della prima metà del XIX secolo sono dette rivoluzioni liberali. Queste avevano generalmente lo scopo di ridurre il potere monarchico a favore di quello del parlamento, nonché la concessione di una mwa2sCostituzione che limitasse i poteri del monarca. Di solito furono guidate da una mwa2wborghesia benestante (per questo sono anche dette mwa20rivoluzioni borghesi).

I pareri sull'associazione di tali avvenimenti al liberalismo non sono però concordi; pensatori come mwa28Karl Popper, mwa3aHannah Arendt, mwa3eMarcello Pera, mwa3iLucio Colletti, hanno evidenziato come la rivoluzione francese (sia nel suo sostrato culturale prodotto dal pensiero di mwa3mVoltaire e mwa3qRousseau, sia nelle sue elaborazioni successive in mwa3uMarx e mwa3yEngels) segni di fatto l'origine dei mwa3ctotalitarismi del Novecento.

Le mwa3kcolonie che daranno origine agli mwa3oStati Uniti d'America si trovavano invece in un differente contesto politico. Il potere contro il quale insorsero non era una mwa3smonarchia nazionale ma la Corona inglese. Inoltre la popolazione bianca degli Stati Uniti non era stratificata socialmente come quella europea: non esisteva un'mwa3waristocrazia in contrapposizione a una classe borghese, né un mwa30clero organizzato (i coloni statunitensi erano protestanti), né una classe di veri e propri nullatenenti (mwa34proletariato: peasantry) a causa dell'abbondanza di terreni. Anche la mwa38guerra d'indipendenza americana può essere vista come una rivoluzione liberale, ma facendo per queste ragioni le dovute distinzioni: essa non porta all'instaurazione di una monarchia costituzionale ma di una Confederazione di mwa4aRepubbliche.

Tra i documenti più celebri dell'epoca delle rivoluzioni liberali è necessario menzionare la mwa4iDichiarazione di Indipendenza Americana (che sostituisce il terzo diritto naturale Lockiano "proprietà privata" con la "ricerca della felicità" - salvo la discussione secolare sull'equiparabilità semantica delle due locuzioni) e la mwa4mDichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, (che separa in due tipologie i diritti individuali - salvo mancare di citare quello alla vita) emanata durante la mwa4qRivoluzione francese.

Stato liberale e Stato democratico

Lo mwa44Stato liberale classico che si instaura a seguito di queste rivoluzioni è lo mwa48Stato minimo, le cui funzioni sono limitate a compiti di difesa e ordine pubblico. Perlopiù il diritto di voto era ristretto a coloro che hanno un certo livello di reddito (mwa5asuffragio censitario) e che sapevano leggere e scrivere. La mwa5ecostituzione dello mwa5iStato liberale è tipicamente breve e flessibile. (La mwa5mCostituzione degli Stati Uniti d'America ancora una volta si differenzia, perché prevede un'elaborata procedura di revisione).

Lo Stato liberale si trasforma in alcuni paesi (mwa5uInghilterra) in Stato mwa5ydemocratico attraverso un processo graduale. In altri paesi (Francia) la resistenza delle classi dominanti porta a scontri violenti (mwa5cmoti del '48, repressione della mwa5gComune di Parigi). Gli Stati Uniti costituiscono un caso a parte: i problemi che devono affrontare sono diversi da quelli dei paesi europei (più che una lotta tra classi sociali perché gli USA diventino una vera democrazia si pone la questione, che sarà risolta solo molto tempo dopo, di includere nel sistema politico gruppi discriminati come gli mwa5kafroamericani e gli mwa5oindiani d'America).

Critiche ottocentesche

A partire dalla seconda metà del XIX secolo si sviluppano altre teorie politiche che prenderanno il sopravvento nel secolo seguente. Il rigore epistemologico dell'illuminismo viene abbandonato, e viene appassionatamente sostenuta l'alienabilità dei diritti individuali in favore di generici diritti sociali. Il bene (non meglio identificato) della collettività (teorie collettiviste) o della nazione (nazionaliste) diventa l'obiettivo della politica. La necessità di sorvegliare l'autorità pubblica viene dimenticata completamente, perciò le nuove teorie sono tutte massimaliste.

Un primo gruppo di critiche proviene dal nascente mwa6umovimento socialista. Filosofi come mwa6yKarl Marx ritengono che i mwa6cdiritti dell'uomo sostenuti dai liberali non sarebbero universali ma esprimerebbero le esigenze di una determinata classe sociale (la mwa6gborghesia) in un determinato momento storico (il passaggio dal mwa6kfeudalesimo al mwa6ocapitalismo). Perciò le classi dominanti non riconoscerebbero a tutti i mwa6sdiritti politici e sarebbero pronte anche a rifiutare la libertà di parola e di espressione a chi va contro i loro interessi. L'mwa6weguaglianza formale proclamata dai liberali non sarebbe sufficiente al permanere delle disuguaglianze economiche: "mwa60la libertà politica senza eguaglianza economica è un inganno, una frode, una bugia: e i lavoratori non vogliono bugie" nelle parole del celebre rivoluzionario, l'anarchico mwa64Michail Bakunin. Marx nutre scarsa fiducia nella possibilità di strappare alla borghesia il potere economico utilizzando le istituzioni che essa stessa ha creato (i parlamenti, le elezioni) e sostiene la necessità di un rivolgimento rivoluzionario, da cui emergerebbe un sistema economico che garantirebbe la piena emancipazione di tutti gli individui.

Il mwa7aromanticismo, con la sua reazione contro l'illuminismo, critica l'universalismo liberale e mette al centro della politica l'idea di mwa7enazione. Gli uomini non sarebbero più "uguali" ma segnati dalle differenti identità culturali e dall'appartenenza al corpo nazionale. In alcune versioni la dottrina nazionalista non mette in crisi l'idea di un'uguaglianza di diritti fra gli esseri umani. Spesso però è presente l'idea della superiorità di un popolo sugli altri (per esempio nel nazionalismo tedesco) mentre le idee mwa7irazziste, avanzate in Francia da mwa7mJoseph Arthur de Gobineau, vengono usate come giustificazione per l'espansione imperialista europea.

La visione quasi sacrale dello mwa7uStato, inteso come espressione dell'eticità ("Stato etico") presente nella filosofia di mwa7yHegel, ripresa da numerosi filosofi mwa7cstoricisti, viene anch'essa spesso usata contro il liberalismo, per dare una nuova giustificazione alla subordinazione dell'individuo al potere politico. Questo nonostante Hegel fosse stato personalmente favorevole alla rivoluzione francese e ai suoi principi di libertà.

Critiche novecentesche

La critica maggiore al giusnaturalismo è stata, nel corso del XX secolo, quella della supposta arbitrarietà (mwa7oKelsen, e poi mwa7sBobbio) nella definizione dei diritti naturali, che in Locke erano individuati, in ordine gerarchico, in vita, libertà personale, proprietà privata e salute.

In realtà, la trattazione di Locke è così rigorosa dal punto di vista epistemologico da essere considerata fondatrice dell'epoca illuminista, così definita perché caratterizzata dalla razionalità e dal rigore logico. In particolare, l'individuazione di un'etica istintiva nell'uomo come animale sociale consegue simultaneamente da quattro distinti tipi di trattazione: l'iniziale intuizionismo eidetico è immediatamente supportato empiricamente dall'osservazione sperimentale (un esempio è l'immediato utilizzo da parte dell'infante dell'aggettivo mio, ossia la proprietà privata), a cui si aggiunge la trattazione razionalista-utilitaristica (già in Locke, poi in Hume, ma soprattutto in Kant), ancora verificata empiricamente dall'analisi storico-giuridica (del Diritto Romano e delle parti prescrittive della Bibbia). Risulta comunque importante ricordare che per Locke la possibilità di possedere prigionieri di guerra come schiavi rientrasse fra i diritti naturali cite-ref-77[76].

Il mwa80normativismo di Hans Kelsencite-ref-78[77] fu a sua volta oggetto di critiche dai filosofi liberalisti mwa9iKarl Poppercite-ref-79[78], mwa9cBruno Leonicite-ref-80[79]cite-ref-81[80]cite-ref-82[81] e mwa-qFriedrich Hayekcite-ref-83[82].

Continua poi a mantenere una certa ostilità verso il liberalismo, anche se in maniera via via più sfumata, la mwa-oChiesa cattolica. Anche quando accettano le regole del sistema liberale i primi partiti cattolici, che nascono all'inizio del XX secolo, si fanno portatori di una visione del mondo molto differente. Essi contrappongono all'individualismo liberale la visione di una società articolata in "mwa-scorpi intermedi" e rapporti solidaristici. In materia economica, infatti, i suddetti partiti presentano programmi spesso socialmente avanzati, ripresi in parte da quelli socialisti e continuano a opporsi all'estensione delle mwa-wlibertà individuali, soprattutto nella sfera del mwa-0diritto familiare.

Una nota obiezione sulle conseguenze della libertà economica fu proposta dal mwa-8Premio Nobel per l'economia mwa-aAmartya Sen, il quale nel 1970 tentò di dimostrare mwa-ematematicamente l'impossibilità del rispetto contemporaneo della libertà economica e dell'mwa-iefficienza paretiana (vedere mwa-mParadosso di Sen).

Nelle varie discipline

Liberalismo e Diritto

In ambito giuridico, alcune teorie sono state definite "liberali" perché intendono proteggere la libertà individuale contrapponendosi al mwa-gpositivismo giuridico mwa-knormativista e abbracciando il diritto giurisprudenziale e il mwa-ocommon law. Già mwa-sSavigny, fondatore ottocentesco della mwa-wScuola storica del diritto, era giunto a conclusioni per certi aspetti simili a partire da presupposti mwa-0storicisti. Nel Novecento, tra i filosofi che più insistettero su rapporto tra liberalismo e common law in opposizione alla supremazia della legge posta dalle autorità politiche sono da ricordare mwa-4Friedrich Hayekcite-ref-84[83] e mwbamBruno Leonicite-ref-85[84]cite-ref-86[85]cite-ref-87[86].

Liberalismo e religione

Si può dire a ogni modo che ciò che contraddistingue il liberalismo politico in ogni epoca storica è la fede nell'esistenza di diritti fondamentali e inviolabili facenti capo all'individuo e l'eguaglianza dei cittadini davanti alla legge (mwbbieguaglianza formale). Il punto di vista dell'individuo e il godimento della libertà individuale è considerato il parametro valido per giudicare la bontà di un ordinamento politico/sociale. In quest'ottica i poteri dello Stato devono incontrare limiti ben precisi per non ledere i diritti e le libertà dei cittadini. Ne può derivare, di volta in volta, il rifiuto dell'mwbbmassolutismo monarchico, del mwbbqclericalismo, del mwbbutotalitarismo e in generale di ogni dottrina che proclama il sacrificio dell'individuo in nome di fini esterni a esso.

Il risvolto del liberalismo in materia religiosa è la mwbbclaicità e la separazione tra Stato e mwbbgChiesa:

«Libera Chiesa in libero Stato»


La dottrina liberale, di conseguenza, è da intendersi laica in quanto chiede allo Stato di non interferire nelle scelte specificamente morali, queste infatti sono attribuite al libero arbitrio del singolo individuo:

«Nessuno mi può costringere a essere felice a suo modo (come cioè egli si immagina il benessere degli altri uomini), ma ognuno può ricercare la felicità per la via che a lui sembra buona, purché non rechi pregiudizio alla libertà degli altri di tendere allo stesso scopo.»


Liberalismo e Cristianesimo

Il Liberalismo condivide con il mwbb8Cristianesimo l'approccio mwbcagiusnaturalista. Non è un caso che il riferimento bibliografico più utilizzato nel trattato di Locke sia la mwbceBibbia.

Ma i testi cristiani che più chiaramente ne esprimono le basi giusnaturalistiche sono proprio quelli dei suoi massimi teologicite-ref-88[87]: mwbccAgostino d'Ippona nel periodo mwbcgPatristico,cite-ref-89[88]cite-ref-90[89] mwbdeAlberto Magnocite-ref-91[90] e mwbdyTommaso d'Aquinocite-ref-92[91]cite-ref-93[92]cite-ref-94[93] per quello scolastico.

Nel periodo successivo, quello della Controriforma, si distinse l'olandese mwbeoUgo Groziocite-ref-95[94].

Diversamente dall'opinione comune, tale somiglianza è massima proprio con il Cattolicesimo (da katà olos = universale), con cui è chiaramente condivisa la pretesa di universalità della tensione morale e dei principi etici.

Più controverso è invece il rapporto del cristianesimo con il secondo pilastro del liberalismo, ovvero l'approccio contrattualista, a cui è collegato lo scetticismo nei confronti della classe politica e la necessità di sorvegliarne e limitarne l'azione. Questa difficoltà dipende dalla controversia, proprio all'interno del cristianesimo, sull'interpretazione della relazione tra religione e politica. Dal "Dare a Cesare ciò che è di Cesare", che esprime chiaramente il disinteresse del pensiero Cristiano sulla politica, al suo contrario applicativo, ovvero il potere temporale del papato. In altre parole, il quesito sarebbe: il cristianesimo si astiene dalla speculazione sull'origine del potere politico e sulla sua gestione, o al contrario, come l'ebraismo e l'islamismo, ne sosterrebbe l'origine divina e il conseguente assolutismo politico? La risposta è multipla, a seconda della epoche storiche e delle diverse sette e correnti.

Tra le diverse diramazioni del pensiero cristiano collegate a questa interpretazione, quella più simile al contrattualismo liberalista è probabilmente quella "mwbfkquacchera". Non per nulla la città fondata dai quaccheri, mwbfoPhiladelphia, fu la culla ideologica della rivoluzione americana, quella in cui fu scritta la famosa mwbfsDichiarazione d'Indipendenza, in cui sia i principi mwbf0giusnaturalisti che quelli mwbf4contrattualisti del liberalismo illuminista furono chiaramente esposti.

È doveroso precisare che, per quanto concerne il Cattolicesimo, sarebbe sbagliato confonderne il pensiero teologico con le azioni dei Papicite-ref-96[95], i quali furono per lungo tempo dei re, dei generali e dei politici più che dei teologicite-ref-97[96]. Esattamente come sarebbe sbagliato confondere i principi del mwbggLiberalismo con l'azione dei partiti mwbgkliberali e dei loro leader. In tale ottica, tuttavia, sarebbe altrettanto sbagliato negare gli sforzi politici verso una liberalizzazione della produzione agricola degli Stati della Chiesa a partire dal regno di mwbgoPio VII (con il mwbgsmotu proprio mwbgwmwbg0Le più colte), ai fini di migliorare il benessere economico dello Stato, sulla base di quanto avveniva in altre nazioni europee.

Liberalismo e informazione

Dal diritto alla libertà individuale si deduce la libertà di scelta, la quale conduce al diritto all'informazione. Il sopruso di questo diritto viene denominato in modo differente a seconda del contesto:

- mwbhetruffa, nel caso delle transazioni commerciali. In questo caso il sopruso si materializza nel difetto o nell'errore dell'informazione;

- mwbhmplagio, definito come "mwbhqassoggettamento psicologico di una persona a un'altra, per via del diverso livello della personalità e di tecniche di convincimento". Esempi nell'insegnamento (cite-ref-98[97]), nell'induzione a elargizioni economiche a prestazioni sessuali. Nel caso scolastico si concretizza con l'insegnamento di opinioni come se fossero dati di fatto, o con giudizi di merito sia sulle prime che sui secondi. Nel secondo soprattutto con difetto e errore di informazione, Nel terzo possono essere associate minacce. Il reato di plagio (art. 603 c.p.) è stato abolito in Italia nel 1981. Al contrario, esiste in Costituzione un originale "diritto all'insegnamento" (art.36).

- mwbhopropaganda, nel caso dell'informazione politica, o comunque degli atti amministrativi pubblici e dei loro esiti, da parte di enti pubblici ufficiali di informazione. Anche questo si materializza sia nel propinamento di opinioni come se fossero dati di fatto, o semplicemente nel difetto o errore di informazione (sia di dati che di opinioni).

Liberalismo e democrazia

Il liberalismo, diversamente dalle mwbh4Teorie dello Stato per mwbh8diritto divino o per mwbiadiritto di conquista, è una teoria mwbiemwbiicontrattualista, secondo cui il cittadino delega il potere a uno scopo preciso e vincolato (la difesa dei diritti individuali). Perciò, i rapporti politici possono essere espressi esclusivamente per delega democratica. Non vi è altra modalità compatibile.

Tale contratto è però di tipo univoco, ovvero demandato dal popolo all'autorità, non biunivoco. Coerente con il liberalismo perciò sono solo forme di democrazia diretta, non rappresentativacite-ref-99[98].

D'altronde, il liberalismo è anche una teoria della limitazione del potere (alla difesa dei diritti individuali), perciò anche l'estensione del potere per via democratica ne è limitato. Per questa ragione il filosofo Hayek propose il termine "demarchia", in cui l'etimologia kratos (dominare, comandare) viene sostituita da arcos (gestire, amministrare), più corretto per un sistema di rapporti politici mwbi4mwbi8liberalista. Questo dettaglio ha suscitato dibattiti intellettuali sulla compatibilità tra liberalismo e democrazia.

Dal punto di vista della sorveglianza del potere (l'altra branca del pensiero liberalista) risulta però vitale alla gestione politica diretta il diritto all'informazione, ovvero la difesa da quelle particolari forme di truffa dell'individuo quali la demagogia, il plagio, la propaganda. Attuabili semplicemente con la distinzione, nei luoghi di informazione istituzionali, tra dato di fatto e opinione, garantita da sanzioni e da sistemi di sorveglianza indipendenti (separazione dei poteri).

Un'altra polemica sulla compatibilità tra liberalismo e mwbjidemocrazia sorge dall'estensione del diritto al voto. Il liberalismo, come teoria contrattualista, vede il cittadino come colui che paga l'autorità al fine di un servizio (la difesa dei diritti di tutti gli uomini e di quelli dei soli cittadini). Ne conseguirebbe che solo chi paga le relative imposte avrebbe diritto di voto. mwbjmmwbjqNo taxation without representation valeva anche al contrario: mwbjurepresentation solo di chi pagava le imposte. Non che tale privilegio fosse molto ricercato, ai tempi di John Locke. Carlo I tentò infatti di imporre un'imposta a chi rifiutava il cavalierato, ma il parlamento si oppose. In sintesi: la polemica sulla compatibilità tra liberalismo e democrazia dipende dalla concezione di quest'ultimo termine. In particolare, se si ritiene assuma più rilevanza mwbjyl'estensione dell'elettorato o quella dei suoi poteri.

Ma anche un secolo dopo, negli USA, l'approccio dei mwbjgpadri fondatori era identico. Thomas Jefferson, nel 1816 scriveva: "mwbjkFate in modo che ogni uomo che serva nella milizia o paghi le imposte possa esercitare il suo giusto e guale diritto di voto"cite-ref-100[99].

Infine, a proposito di mwbj8estensione della democrazia, notiamo che i moderni stati mwbkademocratici limitano l'intervento dell'elettorato alla selezione di quei candidati scelti dai partiti a fare parte del potere legislativo. In taluni, ci si spinge anche al capo dell'esecutivo. In USA, si arriva anche al potere giudiziario. Chiariamo che per il liberalismo tutti i poteri andrebbero selezionati direttamente, e a termine, dai cittadini.

Liberalismo e federalismo

Il mwbkmfederalismo è uno di quegli strumenti istituzionali tipici del liberalismo, basati sulla separazione dei poteri, atti a impedire l'arbitrio della classe politica.

Queste le tre caratteristiche della frammentazione territoriale del potere politico che permetterebbero sia di ottimizzare l'efficienza amministrativa che la sorveglianza da parte dei cittadini nei confronti dell'attività politica:

1) Distribuzione piramidale delle funzioni pubbliche: la maggior parte dell'attività amministrativa va affidata a quelle frazioni apicali della ramificazione del potere, materialmente più vicine al cittadino. Ovvero quelle del frazionamento territoriale più piccolo. In questo modo:

- verrebbe massimizzata la quota dei cittadini coinvolta direttamente dalla maggior parte delle decisioni;

- gli amministratori della cosa pubblica si immedesimerebbero maggiormente e si troverebbe più frequentemente a contatto diretto con essi.cite-ref-101[100]

I vantaggi di questa impostazione furono sostenuti con forza dall'illuminista americano Thomas Jefferson, le cui parole contribuirono a mantenere gli Stati Uniti una Confederazione: di Stati. Tra i suoi scritti sull'argomento:

1798: Le risoluzioni del Kentuckycite-ref-102[101]

2 febbraio 1816, lettera a Joseph C. Cabellcite-ref-103[102]

12 luglio 1816, lettera a Samuel Kerchevalcite-ref-104[103]

2) Attraverso la libertà di movimento e scelta del cittadinocite-ref-105[104], che decidendo di trasferirsi nella località amministrativa che più gli aggrada, attuerebbe la cosiddetta "democrazia con i piedi".

3) L'inevitabile confronto tra soluzioni istituzionali/amministrative differenti, ancorché adiacenti (federalismo concorrenziale)cite-ref-106[105], indurrebbe a copiare l'esempio migliore, e perciò all'ottimizzazione amministrativa e successivamente all'involontaria uniformità tra le autonome frazioni territoriali.

Liberalismo ed economia

Per mwbncEconomia si intende qui lmwbng'mwbnkEconomia Politica, la cui definizione è esattamente il titolo del saggio più famoso del filosofo moralista mwbnoAdam Smith, ovvero mwbnsmwbnwIndagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni. Per questo Smith è considerato il mwbn0padre di tale branca di studio (cite-ref-107[106]).

Smith non si discostava dal pensiero politico generale di Locke, secondo cui la funzione dello Stato era da limitarsi a quella di difendere i diritti naturali dell'individuo. Smith si concentrò sulla libertà individuale, nella fattispecie di quella economica. In condizioni di libertà, l'insieme degli individui di una nazione si organizzerebbe naturalmente in un mwbomordine spontaneo di separazione dei compiti che conseguirebbe risultati straordinari e illimitati. L'esempio più famoso utilizzato da Smith per provare tale asserto è il mwboqmwbouparadosso dello spillo, e la metafora più nota è quella della mwboymwbocmano invisibile.

La risposta al quesito del titolo del suo saggio, quindi è questa: il segreto della ricchezza delle nazioni è la mwbokdivisione del lavoro, che la libertà individuale riesce a organizzare in modo mwbooottimale, anche se mwbosinintenzionale.

Si è spesso tentato di attribuire a Smith la teorizzazione di un'economia anarchica, del tutto priva di regole, sintetizzata dall'espressione francese "laissez faire". Sebbene Smith si esprimesse con forza a favore di un commercio privo di dazi, in opposizione al mercantilismo imperante, egli mwbo0non utilizzò mai questo termine; anzi, pose in evidenza il pericolo dell'emergere di pratiche collusive tra commercianti in un mercato non regolamentato. Lo stesso impianto teorico della concorrenza perfetta, su cui si basa la costruzione dell'equilibrio competitivo, dei teoremi del benessere e la formalizzazione della mano invisibile di Smith, riguarda un mercato ideale ma non privo di regolamentazione; al contrario, la numerosità delle imprese, la libertà di ingresso nel mercato e la perfetta informazione di compratori e venditori assicura che le imprese non abbiano alcun potere di mercato, soprattutto nella determinazione dei prezzi (Cit. Matteo Pignatticite-ref-108[107]).

Nel XVIII secolo, tra gli altri economisti italiani sulla stessa linea, il più importante fu mwbpmPietro Verri Altri economisti si sono succeduti nei secoli successivi a sostegno di tali tesi. I principali furono probabilmente:

- nel XIX: il francese mwbpoFrédéric Bastiat, gli austriaci mwbpsCarl Menger e mwbpwEugen Böhm von Bawerk, gli italiani mwbp0Vilfredo Pareto e mwbp4Maffeo Pantaleoni

.

- nel XX: l'intera mwbqyscuola Austriaca (oltre ai già citati: mwbqcJoseph Schumpeter, mwbqgLudwig von Mises, mwbqkFriedrich von Hayek), per gli USA l'intera scuola di Chicago (citando solo i premi nobel: mwbqoMilton e mwbqsRose Friedman, mwbqwGeorge Stigler, mwbq0Gary Becker, mwbq4Lars Peter Hansen, mwbq8James Buchanan) gli italiani mwbraLuigi Einaudi, mwbreBruno Leoni, mwbriSergio Ricossa, mwbrmAntonio Martino.

Altri economisti sono stati invece associati termine mwbruliberale, in coerenza con i partiti o movimenti politici che appoggiavano ma in contraddizione con il pensiero liberale classico (o illuminista o liberalista). Tra questi, l'economista settecentesco mwbryThomas Robert Malthus, l'ottocentesco inglese mwbrcJohn Stuart Mill e l'economista del Novecento mwbrgJohn Maynard Keynes.

È però in uso la fuorviante definizione di mwbroeconomista classico per indicare qualunque economista operante tra il XVIII secolo e la prima metà del XIX secolo.

Liberalismo e moneta

La difesa della proprietà privata impone il gemellaggio tra liberalismo e mwbr4monetarismo (dal motto "mwbr8money matter"), ovvero quell'approccio alla gestione della moneta che punta al mantenimento del valore della stessa, mediante la ricerca dell'equilibrio tra quantità di moneta e PIL.

Per la precisione il monetarismo originale (mwbsyMilton Friedman) riteneva insufficienti i mezzi per la misura delle variazioni reali dell'offerta di beni e di servizi, e suggeriva, in base ad analisi storiche, che nei mercati in cui fosse difesa la libertà di iniziativa la crescita si aggirasse mediamente sul 3% annuo. Da qui il noto suggerimento di un aumento equivalente di quantità di moneta (mwbscmwbsgaggregato M1).

Indipendentemente dal metodo proposto per mantenere inalterato l'equilibrio tra domanda e offerta di moneta, il concetto è che il liberalismo è antitetico alle teorie che sostengono l'utilizzo delle cosiddette leve monetarie al fine di stimolo dell'economia (o, al contrario, a quello di rallentarne la crescita) in quanto incuranti dell'alterazione del valore della quota monetaria della proprietà privata (teorie mwbsokeynesiane e neokeynesiane, secondo cui "mwbssmoney doesn't matter").

Ma altrettanto distanti dal liberalismo sono quelle teorie (mwbs0libertarie) che ritengono "inutile" l'opera delle mwbs4banche centrali al fine di mantenere costante il valore della moneta.cite-ref-109[108]

Liberalismo e fisco

In virtù del diritto alla vita, il liberalismo si oppone a che le mwbtuimposte sul reddito pregiudichino la sopravvivenza e la salute di tutti coloro che dipendono da quel reddito. Concetto che si tradurrebbe nella deducibilità dal mwbtyreddito imponibile delle quote per le spese abitative e di sussistenza proporzionali al nucleo familiare (allargato anche a componenti di diversa residenza), nonché tutte quelle inerenti alla salute, le spese rese obbligatorie al cittadino quali quelle scolastiche, e le tasse inevitabili quali quelle locali legate alla residenza e alle utilitiescite-ref-110[109].

Contrariamente a quanto si crede, quindi, il liberalismo non pretende aliquote genericamente mwbtwbasse, ma è incompatibile con modalità di calcolo degli imponibili che pregiudichino i diritti fondamentali.

Dalla difesa della libertà individuale discende poi quella economica, che è antitetica a ostacoli di tipo fiscale, quali:

• mwbuiimposte sul valore aggiunto o sugli acquisti.

Infine, dal diritto alla proprietà privata discende l'incompatibilità con le imposte sulla stessa o sulla sua acquisizione.

È però da notare come John Locke (cite-ref-111[110]) teorizzasse l'esclusione dalla proprietà privata della proprietà fondiaria, giustificata solo dal permanere di un efficiente sfruttamento economico del fondo. In questa ottica, il liberalismo lockiano giustificherebbe imposte sui fondi agrari, al fine di garantirne lo sfruttamento economico. Un'ottica simile a quella delle mwbukpartecipanze agrarie.

Un terzo mito da sfatare è l'antitesi tra liberalismo e mwbustasse.cite-ref-112[111] Al contrario, i principi contrattualisti del liberalismo rendono coerente la preferenza delle tasse (cioè il corrispettivo per un servizio reso) rispetto alle più generiche mwbvaimposte. L'equivoco nasce dal fatto che la traduzione in italiano dell'inglese mwbvetax sarebbe mwbviimposta, non mwbvmtassa (in inglese: mwbvqfee). E anche dal fatto che in Italia vengono emessi tributi denominati mwbvutassa ma che sono impropriamente gestiti e quantificati come se fossero mwbvyimposte.

Liberalismo e assistenza sociale

La solidarietà è un sentimento morale istintivo, naturale, quindi fa parte dell'approccio giusnaturalista tipico del liberalismo.

Non è un caso che all'affermarsi delle idee mwbvowhig, nel Settecento inglese, nascevano anche le prime disposizioni giuridiche di assistenza sociale (cite-ref-113[112]).

Ciò che però il liberalismo rifiuta sono le modalità di aiuto estranee all'etica naturale e quelle che permettono all'autorità pubblica di eseguire attività economiche in proprio anziché fungere da sorvegliante. In altre parole, non elargizioni ma prestiti. Non "Stato Dottore", non "Stato Immobiliarista", bensì autorità pubblica che finanzia le necessità individuali collegate per chi ne necessitasse, mantenendo il suo ruolo di sorvegliante, sia nei confronti delle attività economiche che nei confronti dei beneficiari dei prestiti assistenziali.

Un esempio pratico è l'assistenza sociale svizzera, descritta mwbwequi.

Un maggiore approfondimento teorico sull'assistenza sociale secondo il liberalismo si trova invece qui.

Liberalismo e globalizzazione

La facilitazione degli scambi tra i diversi Stati nazionali (o globalizzazione economica) e la maggior libertà economica sono coerenti con il liberalismo. L'espressione mwbxqlaissez faire, associata spesso alle deduzioni del liberalismo in materia economica, è paradigmatica.

Per quanto concerne l'integrazione politica (o mwbxyglobalizzazione giuridica) possono risultare incompatibili quegli aspetti che favoriscono l'arbitrio della classe politica e ne ampliano il ventaglio di azione. In particolare pregiudicando i diritti individuali, quali quelli:

• alla vita (attraverso le imposte sul reddito, qualora non rispettino i minimi per la sopravvivenza di tutti coloro che dipendono da quel reddito);
• alla libertà (con il mwbxodiritto positivo, con la burocrazia e con le politiche economiche di incentivazione che compromettono la libera concorrenza);
• alla proprietà (attraverso le imposte sulla proprietà e sugli acquisti, nonché con politiche monetarie mwbxwanticicliche).
• a ogni diritto in generale, attraverso l'arbitrio politico ovvero il sopruso impunito dei potenti, qualora le istituzioni non siano organizzate a farvi fronte.

Secondo i mwbx8liberali classici, infatti, i diritti alla vita, alla proprietà e alla libertà appartengono solo all'uomo. Non alla collettività.

Citazioni

Altri filosofi e uomini politici hanno tuttavia continuato a sostenere che liberalismo e liberismo fossero inseparabili, in opposizione in particolare al socialismo: per esempio mwbyqLuigi Einaudi, che ne mwbyuIl Buongoverno (pubblicato nel 1954, pag. 118) scrisse:

«La libertà economica è la condizione necessaria delle credenze (leggi: perché ciascuno possa abbracciare liberamente una fede). La libertà economica è la condizione necessaria della libertà politica.»

«Il commercio è un atto sociale. Chi porta avanti la vendita di beni alla collettività va a toccare gli interessi di altre persone e della società in generale; e perciò nel suo operato, in linea di principio, è sottoposto alla giurisdizione della società; [...] Le restrizioni del commercio o della produzione destinata al commercio, sono in effetti restrizioni; e in sé una restrizione è un male: ma le restrizioni in questione riguardano solo la parte della condotta umana che la società è competente a limitare, e sono sbagliate solo perché non producono in realtà i risultati che era loro obiettivo ottenere»

(Mill, dal saggio Sulla libertà.)

«Liberty for wolves is death to the lambs / La libertà per i lupi è la morte degli agnelli»


«Per limitare la

coercizione

dello Stato bisogna separarne i poteri organizzati (legislativo, esecutivo e giudiziario). Inoltre, bisogna limitare le loro funzioni a quelle sole azioni che posseggano caratteri di ordine generale. Il liberalismo chiede che lo Stato, nel determinare le condizioni entro cui gli individui agiscono, fissi le medesime norme formali per tutti. In relazione a quest'ultima definizione sorge il problema del rapporto (e delle interferenze) tra la sfera della libertà e il settore del diritto. Le norme legislative tendono a limitare, nella loro rilevanza precettiva, il carattere di assolutezza della libertà. Esiste una categoria di norme, chiamata “minimo etico”, indispensabile per regolamentare gli interessi individuali e quelli di rango generale. Il diritto inoltre attribuisce allo Stato dei poteri per garantire a tutti la civile convivenza nella pace e nella sicurezza (“minimo del minimo etico”). D'altra parte il concetto di libertà non può essere identificato unicamente con quello di liceità giuridica, fissandone i confini con tutti i comportamenti umani che non siano contra legem. Sarebbe infatti troppo comodo limitarsi a rispettare le leggi per poi fare tutto quello che non è espressamente proibito.»

(Dal saggio “Liberalismo” scritto nel 1973 da Friedrich von Hayek per l'Enciclopedia Treccani.)

«Non bisogna dimenticare che il liberalismo disgiunto dalla democrazia inclina sensibilmente verso il conservatorismo, e che la democrazia, smarrendo la severità dell'idea liberale, trapassa nella demagogia e, di là, nella dittatura.»


«Cos'è la libertà? La libertà è l'insieme delle nostre libertà. Essere liberi, sotto la propria responsabilità, di pensare e agire, parlare e scrivere, lavorare e scambiare, insegnare e imparare, solo questo è essere liberi.»

(Frédéric Bastiat, dal pamphlet Baccalaureato e il socialismo, 1850.)

«La libertà dell'economia è di importanza decisiva per la libertà nel suo complesso per due ragioni:

• perché rappresenta essa stessa un importante settore della libertà. Se nelle attività economiche, le quali occupano grande parte della nostra vita quotidiana, ci dobbiamo adeguare non già alle leggi, ma agli ordini di funzionari autorizzati a comminare sanzioni, allora la somma complessiva della libertà in questa società ne risulterebbe diminuita;
• perché, venendo meno la libertà economica, la quale si sostanzia non solo nella libertà dei mercati, ma anche nella proprietà privata, la libertà spirituale e politica perde le sue basi. L'uomo che soggiace alla costrizione da parte dello Stato e della sua burocrazia nelle sue attività quotidiane e nelle condizioni della sua esistenza materiale, rimanendo alle dipendenze di un monopolista onnipotente cioè dello Stato, quell'uomo perde la sua libertà sotto tutti i punti di vista.»


«La libertà non può essere "concessa" da nessuno ma semmai riconosciuta. La massima forma di libertà consiste nello sviluppare iniziative, nella possibilità di organizzarsi […]. La libertà religiosa è la base di ogni altra forma di libertà, cominciando da quella politica ed economica. […] Le sto descrivendo una parte del pensiero di

Sturzo

e del suo

Partito popolare


(Michael Novak, intervista del 2004)

«Essere liberale oggi significa sapere essere conservatore, quando si tratta di difendere libertà già acquisite, e radicale, quando si tratta di conquistare spazi di libertà ancora negati. Reazionario per recuperare libertà che sono andate smarrite, rivoluzionario quando la conquista della libertà non lascia spazio ad altrettante alternative. E progressista sempre, perché senza libertà non c'è progresso.»


Note

cite-note-28N 1. Talvolta il termine mwbzylibertarianism è utilizzato per indicare ciò che si intende per liberalismo neoclassico.

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cite-note-7-99. mwbc8Corrado Ocone, mwbdamwbdeLiberalismo: cos'è (mwbdimwbdmPDF), su mwbdqcorradoocone.com. mwbdy«La questione dell'identità e definizione del liberalismo si complica ulteriormente se si pensa che la stessa dottrina è andata trasformandosi e evolvendosi nel tempo, sia da un punto di vista teorico (seguendo in qualche modo le vicende della filosofia moderna) sia da quello pratico. Vi è anche chi ha definito il liberalismo una dottrina che ha necessità di ridefinirsi continuamente, a seconda delle esigenze storiche: ai problemi e sfide di libertà sempre diversi devono corrispondere risposte liberali sempre nuove e ugualmente diverse: non esiste il liberalismo, esiste la continua lotta umana per la libertà (cfr. Nicola Matteucci, mwbdcIl liberalismo in un mondo in trasformazione, 1969)»
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cite-note-3938. mwb3qmwb3uGiuseppe Bedeschi (a cura di), mwb3ymwb3cLiberalismo, su mwb3gEnciclopedia delle scienze sociali, Treccani. mwb3o«A ciò si deve aggiungere che nel pensiero liberale si ritrovano ispirazioni e strumenti teorici diversi e opposti fra loro: i pensatori liberali del Seicento e del Settecento hanno fondato le loro concezioni su solidi presupposti giusnaturalistici, mentre quelli di parte dell'Ottocento e del Novecento si sono fondati su concezioni o utilitaristiche o storicistiche, e comunque non giusnaturalistiche o addirittura antigiusnaturalistiche»
cite-note-4039. mwb34Stefano De Luca (a cura di), mwb38mwb4aLiberalismo, su mwb4eEnciclopedia dei ragazzi, Treccani, 2006. mwb4m«mwb4qUna grande famiglia politica. A ciò va aggiunto che il pensiero liberale ha accompagnato l’evoluzione della civiltà occidentale per un arco di tempo talmente lungo (dal 17º secolo in avanti) e in paesi diversi tra loro (come l'Inghilterra, gli Stati Uniti, la Francia, la Germania, l'Italia) che esso non poteva non assumere fisionomie differenti a seconda dei contesti nei quali si è sviluppato e dei problemi che ha dovuto fronteggiare. Abbiamo avuto liberalismi diversi nell'ispirazione filosofica (quelli sei-settecenteschi fondati sul giusnaturalismo, quelli otto-novecenteschi sullo storicismo o sull'utilitarismo), negli orientamenti politici (alcuni ostili, altri aperti verso le istanze egualitarie della democrazia e del socialismo) e nelle concezioni economiche (alcuni nettamente contrari, altri favorevoli all'intervento dello Stato nell'economia)»
cite-note-1-4140. mwb4oFriedrich von Hayek, mwb4sLiberalismo, 1973.
cite-note-4241. Esempio storico eclatante, che i trattati di Locke tendevano a giustificare: la condanna di mwb48Lord Strafford con il mwb5amwb5eBill of attainder
cite-note-21-4342. mwb5uJohn Cartwright, mwb5ymwb5cThe people's barrier against undue influence, 1780.
cite-note-22-4443. mwb6emwb6imwb6mRadicalismo, su mwb6qDizionario di storia, mwb6uTreccani. mwb6c«Con riferimento alla storia parlamentare europea, il r. è la tendenza «democratica» del liberalismo europeo che nello schieramento parlamentare dei partiti liberali ha tenuto sempre la sinistra. Il termine mwb6gradical nacque in Inghilterra intorno alla fine del 18° sec. per designare formazioni politiche democratiche, in partic. i sostenitori più accesi della riforma parlamentare (mwb6kradical reform): tra i primissimi a usarlo fu J. Cartwright (mwb6oThe people’s barrier against undue influence, 1780). L’esperienza della Rivoluzione francese decretò la crisi del r. inglese di stampo giacobino (T. Paine) screditando il termine. Il «r. filosofico» diventò la concezione dominante del liberalismo avanzato, nel contesto della battaglia per il mwb6sReform bill, che non era più una semplice richiesta di correzioni nel funzionamento delle Camere ma investiva tutti i problemi politico-economici della nazione. Si sviluppò tra la fine del sec. 18° e la prima metà del 19° per opera soprattutto di J. Bentham e J. Stuart Mill, che sostenne, applicando alla politica e all'economia i principi dell'utilitarismo, un programma di riforme sociali dirette all'allargamento della partecipazione popolare alla vita politica, una più equa distribuzione delle ricchezze e la libertà d'industria e di commercio. L'intonazione democratica del r. inglese non ne ha però mai tradito l'originario carattere liberale: nell'opposizione congiunta al conservatorismo e ai movimenti socialisti – clamorosa fu soprattutto la campagna dei radicali contro il cartismo negli anni intorno al 1830 – esso si è mantenuto fedele al credo individualistico; e se ha accettato, e in parte anche favorito, la formazione di organismi sindacali, l'ha indirizzata tuttavia verso quella concezione di rapporti autonomi fra mwb6wtrade unions e partito politico che definisce tuttora le relazioni tra la potente organizzazione sindacale e i laburisti. L'avvento del laburismo ha comportato anche la scomparsa del r. tradizionale, i cui postulati teorici sono però ancora alla base della visione politico-sociale dei laburisti moderati»
cite-note-4544. mwb7amwb7emwb7iBeveridge of Tuggal, William Henry, su mwb7mDizionario di Economia e Finanza, mwb7qTreccani, 2012. mwb7y«Beveridge of Tuggal, William Henry. - Economista e uomo politico inglese (Rangpur, Bengala, 1879 - Oxford 1963); rettore della London School of Economics dal 1919 al 1937, e dell'University College di Oxford (1937-45), ideò (1942) il complesso piano di assicurazione sanitaria obbligatoria e gratuita per tutti (indipendentemente dal loro reddito) e di previdenza per il caso di disoccupazione, vedovanza, vecchiaia e morte che è detto appunto from the cradle to the grave (dalla culla alla tomba) ed entrò in vigore nel 1948 con il nome di piano B. Deputato liberale di Berwick-on-Tweed nel 1944, cadde alle elezioni del 1945, e, creato barone (1946), entrò a fare parte della camera dei Lord»
cite-note-4645. mwb7omwb7smwb7wPartito liberale, su mwb70Dizionario di Storia, mwb74Treccani, 2011. mwb8a«Nei decenni del dopoguerra, schiacciati tra conservatori e laburisti nell'ambito di un sistema maggioritario e tendenzialmente bipartitico come quello britannico, i liberali furono ridotti a un ruolo poco più che testimoniale, impegnandosi perlopiù sul terreno dei diritti civili. Solo nel 1979 il partito cominciò a riguadagnare consensi, giungendo al 13% dei voti, e alle elezioni del 1981, allorché esso si alleò con il piccolo Partito socialdemocratico, addirittura al 25% (conquistando però pochi seggi per via del sistema elettorale). Nel 1988 l'alleanza con i socialdemocratici divenne organica e il partito assunse il nome di Partito liberaldemocratico»
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cite-note-10-5251. mwb-umwb-yFriedrich von Hayek, mwb-cLiberalismo, Ideazione, 1997, p.mwb-g 62. mwb-o«Ciò comporta anche il rifiuto della distinzione tra liberalismo politico e liberalismo economico /elaborata in particolare da Croce come distinzione tra liberismo e liberalismo. Per la tradizione inglese i due concetti sono inseparabili. Infatti il principio fondamentale per cui l'intervento coercitivo dell'autorità statale deve limitarsi a imporre il rispetto delle norme generali di mera condotta priva il governo del potere di dirigere e controllare le attività economiche degli individui»
cite-note-11-5352. mwb-4Dario Antiseri, mwb-8Liberalismo politico e liberalismo economico, Rubbettino.
cite-note-12-5453. I sostenitori dell'esistenza di una dottrina liberista la attribuiscono ad mwb-mAdam Smith e al suo saggio mwb-qLa Ricchezza delle Nazioni, laddove questi utilizzò il termine "liberal policy" un paio di volte per indicare il commercio privo di dazi. Smith non vedeva di buon occhio l'assenza di regolamentazione statale, infatti dichiarò: «mwb-uRaramente la gente dello stesso mestiere si ritrova insieme, anche se per motivi di svago e di divertimento, senza che la conversazione risulti in una cospirazione contro i profani o in un qualche espediente per fare alzare i prezzi».
cite-note-13-5554. La lingua francese parla di mwb-klibéralisme politique e mwb-olibéralisme économique (quest'ultimo chiamato anche mwb-slaissez-faire, lett. mwb-wlasciate fare), lo spagnolo di mwb-0liberalismo social e mwb-4liberalismo económico. La lingua inglese parla di mwb-8free trade (libero commercio) ma usa il termine mwcaaliberalism anche per riferirsi al liberismo economico.
cite-note-14-5655. mwcaqCarlo Scogniamiglio Pasini, mwcaumwcayLiberismo e liberalismo nella polemica fra Croce ed Einaudi (mwcacmwcagPDF), su mwcakfondazioneluigieinaudi.it. mwcaoURL consultato il 22 ottobre 2018 mwcas(archiviato dall'mwcawurl originale il 28 dicembre 2016).
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cite-note-18-6261. Frase che si trova citata in italiano nel saggio mwcdiIl liberalismo di F. von Hayek e che viene spesso citata correntemente dall'economista A. Martino - esempi mwcdmqui mwcdqArchiviatomwcdu il 24 marzo 2017 in mwcdyInternet Archivemwcdc. e mwcdkqui mwcdoArchiviatomwcds il 28 ottobre 2018 in mwcdwInternet Archivemwcd0. e da altri saggisti - mwcd8qui mwceaArchiviatomwcee il 13 marzo 2017 in mwceiInternet Archivemwcem.
cite-note-wiki-mises-org-6362. mwceoDalla pagina ufficiale del movimento libertario italiano: mwcesIn una società anarco-capitalista, l'applicazione della legge e tutti gli altri servizi compresi quelli difensivi e di sicurezza possono essere forniti dai concorrenti finanziati su base volontaria come le agenzie di difesa privata piuttosto che attraverso l'imposizione fiscale, attraverso la gestione privata e competitiva fornita in un mercato aperto anche a livello monetario.
cite-note-19-6463. a "Anarchopedia": l'ANARCO CAPITALISMO mwce8apparse sulla scena americana nel corso degli anni "Sessanta", questa teoria politica propone l'instaurazione di una società basata esclusivamente sul libero mercato e nella quale sia eliminato ogni ricorso alla coercizione attraverso il superamento dello Stato
cite-note-6564. "CREONTE: E pur la legge violare osasti? ANTIGONE: Non Giove a me lanciò simile bando, né la Giustizia, che dimora insieme con i Dèmoni d'Averno, onde altre leggi furono imposte agli uomini; e i tuoi bandi io non credei che tanta forza avessero da fare sì che le leggi dei Celesti, non scritte, e incrollabili, potesse soverchiare un mortal: ché non adesso furon sancite, o ieri: eterne vivono esse; e niuno conosce il dí che nacquero".
cite-note-6665. Giuseppe Bailone:"A partire dall’Antigone di Sofocle, che rappresenta il conflitto tra la volontà del sovrano e le leggi “non scritte”, divine e assolute, la filosofia greca elabora con i Sofisti, con Platone, con i Cinici, ma, soprattutto, con gli Stoici la teoria del diritto naturale, dell'esistenza, cioè, di una legge di giustizia non scritta ma ben presente nella coscienza degli uomini dotati di ragione. Cicerone offre alla teoria una splendida veste letteraria, la rende convincente con una chiarezza espositiva esemplare e con la semplicità delle argomentazioni. Grazie a Cicerone la teoria del diritto naturale esercita un'influenza grandissima nel processo di formazione della cultura giuridica cristiana." FONTE:mwcfymwcfcmwcfgAGOSTINO D'IPPONA (354-430): la legge naturale, su mwcfkhomolaicus.com. mwcfoURL consultato il 22 ottobre 2018.
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cite-note-7069. mwcgkmwcgoLocke,mwcgs capitolo XIX.
cite-note-7170. (mwcg8ragion pura, mwcharagion pratica e mwchegiudizio)
cite-note-7271. "Gli uomini sono uguali per natura" nel senso che le diseguaglianze "si accordano con l'eguaglianza di tutti di fronte alla giurisdizione", "essendo quell'eguale diritto che ogni uomo ha di non essere soggetto alla volontà o all'autorità di un altro".
cite-note-7372. Per il Kant giusnaturalista (“L'uomo obbedisce a una legge che egli stesso liberamente si è dato”, con diritto, libertà ed etica definite contemporaneamente nella nota frase “Devo, dunque posso”), il diritto deve interpretare l'imperativo categorico dell'etica: “Agisci in modo che la massima della tua volontà possa sempre valere nello stesso tempo come principio di legislazione universale” (Metaphysics of Morals). Ma anche: “ognuno può ricercare la sua felicità per la via che a lui sembra buona, purché non rechi pregiudizio alla libertà degli altri di tendere allo stesso scopo, in guisa che la sua libertà possa coesistere con la libertà di ogni altro secondo una possibile legge universale (cioè non leda questo diritto degli altri). (cit. da “Scritti politici e di filosofia della storia e del diritto). O anche: Il diritto è [...] l'insieme delle condizioni per mezzo delle quali l'arbitrio dell'uno può accordarsi con l'arbitrio di un altro secondo una legge universale della libertà (cit. da “Stato di diritto e società civile”).
cite-note-7473. Legge di eguale libertà di Spencer: “ogni uomo è libero di fare ciò che vuole, purché non violi l'eguale libertà di ogni altro uomo”
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cite-note-9695. Anche se a volte troviamo nell'amministrazione dello Stato Pontificio alcune manifestazioni tipiche del pensiero liberalista, come l'intensa autonomia amministrativa di cui godevano le su province e città. Interessante è l'istituzione delle partecipanze agrarie, ovvero la concessione gratuita di terreni a famiglie la cui unica prerogativa per mantenerla era (ed è tuttora) di abitarvi. In completa coerenza con il pensiero lockiano di giustificazione dell'occupazione dei fondi solo con il lavoro diretto dell'occupante. E in completa antitesi con l'esempio fallimentare della gestione del latifondo nel contemporaneo regno delle due Sicilie, in cui i proprietari di immense distese coltivabili le lasciavano andare in malora mentre questi vivevano nella mondana Napoli
cite-note-9796. Infatti, tra il mwcqmmwcqqnon expedit di Pio IX e la mwcqumwcqyPascendi Dominici gregis di Pio X, cresceva e s'imponeva nel pensiero cattolico il modernismo teologico.
cite-note-9897. Guido Cacciari, "mwcqoInsegnamento e plagio mwcqsArchiviatomwcqw il 16 marzo 2017 in mwcq0Internet Archivemwcq4."
cite-note-9998. Per esempio per ogni decisione legislativa. Per quelle attività intermedie che necessitano di rappresentanza, per esempio quelle parlamentari, l'affidamento diretto significa che le candidature per la rappresentatività non possono essere affidate ai partiti, che le votazioni siano di tipo nominale e non partitico, che il loro esito non sia modificato con premi o esclusioni per partito
cite-note-10099. mwcryThomas Jefferson, mwcrcLettera a Samuel Kercheval, Philadelphia, 1816, pp.mwcrg 4, 12.
cite-note-101100. Come sostiene mwcrwMarco Bassani, docente di Storia delle Dottrine Politiche e uno dei più eminenti sostenitori del federalismo in Italia, la democrazia più efficiente si attua quando mwcr0il capo del governo abita a un tiro di schioppo dall'abitante più lontano.
cite-note-102101. Jefferson scrisse il testo del veto del Kentucky ai poteri eccezionali da attribuire al presidente John Adams al fine di fare fronte al rischio di estensione in USA della Rivoluzione francese.
cite-note-103102. mwcsqCome Catone, ai suoi tempi, concludeva ogni suo discorso con le parole, Carthago delenda est, così io concludo sempre con l'esortazione, “dividete le contee in comunità”. Cominciate con l'istituirle per una sola funzione; dimostreranno ben presto per quali altre esse siano lo strumento migliore.
cite-note-104103. mwcsgIl vero fondamento di un governo repubblicano è il pari diritto di ogni cittadino al possesso e all'autogoverno della sua persona e della sua proprietà. Usate questo, come metro di giudizio, per valutare le disposizioni della nostra costituzione, per verificare se essa discende direttamente dalla volontà del popolo. mwcskRiducete perciò la vostra legislatura a un numero di componenti sufficiente a un discussione approfondita, ma ordinata. mwcsoL'organizzazione amministrativa delle nostre contee può apparire più ardua, ma è sufficiente seguire lo stesso principio, e il nodo si scioglie da sé. Si dividano le contee in ward (distretti) di dimensioni tali da permettere a ogni cittadino di partecipare, quando viene il momento, e di agire di persona. Si assegni ai cittadini il governo di questi ward in ogni cosa che li riguardi direttamente: la scelta, in ciascuno di essi, di un giudice di pace, una guardia, una compagnia della milizia e una ronda, la gestione di una scuola, dell'assistenza ai poveri e della loro parte delle strade pubbliche, la scelta di uno o più giurati per il tribunale e infine la possibilità di votare nei propri ward per tutti gli incarichi elettivi del livello superiore. Tutto questo solleverà l'amministrazione di contea da quasi tutti i suoi compiti, li farà eseguire meglio e, facendo di ogni cittadino un membro attivo del governo del suo paese, facendogli sentire la responsabilità degli uffici che gli sono più vicini e che più lo interessano, farà sì ch'egli si senta legato nel modo più profondo all'indipendenza del suo paese e alla sua costituzione repubblicana. mwcssDovremmo quindi strutturare il nostro governo come segue: mwcsw1. La repubblica federale, per tutte le questioni estere e tra gli Stati; mwcs02. lo Stato, per tutte ciò che riguarda esclusivamente i nostri cittadini; mwcs43. le repubbliche di contea, per i compiti e le questioni di contea; mwcs84. le repubbliche di ward, per le necessità, piccole ma numerose e appassionanti, della loro regione. mwctaNel governo, come in ogni altra cosa della vita, è soltanto con la divisione e la suddivisione dei compiti che tutte le questioni, grandi e piccole, possono essere affrontate nel migliore dei modi. Il tutto è cementato dal fatto di dare a ogni cittadino, individualmente, una parte nell'amministrazione degli affari pubblici.
cite-note-105104. Articolo sul tema dell'intellettuale libertario mwctqGuglielmo Piombini: mwctumwctylink
cite-note-106105. tema trattato estesamente da François Garçon mwctoConoscere la Svizzera. Il segreto del suo successo (Armando Dadò Editore, 2013 - 344 pagine)
cite-note-107106. da "mwct4Impariamo l'economia mwct8Archiviatomwcua il 6 aprile 2017 in mwcueInternet Archivemwcui.", di mwcuqSergio Ricossa mwcuuArchiviatomwcuy il 6 aprile 2017 in mwcucInternet Archivemwcug., ed. Rubbettino
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cite-note-109108. Per esempio Hayek propose l'ipotesi di un mercato concorrenziale di valute private. Nel suo trattato, però, le regole a cui avrebbero dovuto sottostare tali banche private sembrano abbastanza complicate, e nessun riferimento viene fatto al problema della valuta scelta per pagare le imposte. Altri (mwcvuMurray Rothbard) ritengono che la massa monetaria dovrebbe semplicemente restare della quantità attuale, non associando alle conseguenze deflattive alcun rischio economico né danno al sistema creditizio.
cite-note-110109. "Adottando parzialmente questo approccio, in certi paesi, come gli USA, le persone che pagano l'imposta sulle persone fisiche sono relativamente poche.
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Collegamenti esterni

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